Pensiero profondo

Per stuzzicare orecchie e spirito: Downtown di Petula Clark (che puoi ascoltare nella nostra radio.blog)
In questa società moderna che abbiamo ansimatamente intavolato dicono che i telefonini abbiano avvicinato i distanti senza il bisogno di muovere le chiappe. Dicono che le e-mail abbiano eliminato l’attesa dei lunghi e scalpitanti giorni di spedizione delle lettere, con francobollo appiccicato dopo una bella leccata. E-mail che nessuno legge tempestivamente se non dopo aver espletato tutto il resto, ma questa è un’altra storia.
Si, oggi un sacco di persone si sentono, parlano, si cercano, mandano un infinita’ di sms. Eppure ho la netta sensazione che siamo piu’ isolati del dopoguerra.
Se dovesse capitarti di avere seriamente bisogno di sentire un amico devi pregare Dio che costui non abbia disattivato la suoneria. Per non parlare poi di quelle poche volte nella vita che hai veramente voglia di mandare ad un amico un pensiero profondo via sms, ma dalla rubrica ti ricordi che quest’ultimo ha due/tre telefonini, per cui non sai mai a quale numero mandarlo per primo. E subito dopo percepisci il fatto che “profondo” non è sinonimo di telefono cellulare.
Nella piu’ triste delle ipotesi, un’amicizia pian piano rischia anche di interrompersi se entrambi i soggetti non usufruiscono delle stesso gestore telefonico perche’, si sa’, alcune amicizie non valgono un soldo di piu’. Ancor peggio se hai il brutto vizio di non rispondere tempestivamente agli sms perche’, diversamente, potresti dare l’idea di chi non dorme con il telefonino sotto il cuscino e questo non va bene.
Ad ogni modo credo che, ad esempio, il MySpace sia una sintesi pressoché illuminante sul come si intrattengono oggigiorno le relazioni: si sovraccarica la pagina con una miriade di video, foto e informazioni degne di 10456 amici (intimi) che hai aggiunto alla tua lista e che altrimenti non avresti il tempo di contattare se non solo via sms, mms, o instant messaging. Un sistema concepito per chi ha tanto bisogno di un quantitativo alto di cosiddetti “amici” al fine di sentirsi parte di un sistema, ma che in sostanza serve solo per trombare una quantita’ alta di minorati mentali.
Ma io per fortuna non ne ho la necessità.





