31 ottobre 2006

Justice for sale


Apprendo una notizia di rilievo nazionale e io voglio dire la mia quindi la dico. Anzi la scrivo.
Undici magistrati del pool antimafia di Catania
hanno rassegnato le dimissioni alla Procura della Repubblica catanese poiche' impossibilitati a lavorare per mancanza di fondi e, come di consueto, i politicanti e quindi i media non perdono occasione e ne fanno una questione di destra e sinistra. Di conseguenza: anche la gente.
Dico,
in una Regione o, meglio ancora, in una citta' dove da sei anni il Comune e' occupato da un libero professionista che si spaccia per sindaco; dove Mario Ciancio ha il monopolio della carta stampata ed e’ proprietario di sei emittenti televisive regionali; dove il codice stradale equivale a quello dell’autoscontro; dove i vigili giocano a nascondino; dove confondono le opere di distruzione con quelle di costruzione ; dove nei dibattiti (addirittura) sulla giustizia partecipa l’ex avvocato di Nitto Santapaola e Roberto Centaro (commissione "antimafia" di Berlusconi); cazzo ti frega di undici disoccupati?
Non a caso qua sfugge la notizia. Sfugge anche alla prima pagina del quotidiano
number one La Sicilia.
Cosi’ come sfugge quando il Governo di turno esprime il desiderio di voler controllare questi
quietofobi. Questi lavorodipendenti.
Piuttosto, sara' il caso di preoccuparsi in tal caso visto che "magistratura indipendente" equivale a qualcosa come la
giustizia, e "magistratura controllata" a nient'altro che la dittatura, mi chiedo.
Ma aldila’ di tutto cio', quello che personalmente trovo ancor piu’ interessante sono i termini che affiancano solitamente alla parola
magistrato/i. I termini variano da "colpo basso" a "attacco politico". "Comunisti" e, nel peggiore dei casi, "corrotti".
Il rinculo provoca
un'opinione singolare degli italiani nei confronti della magistratura che tuttavia si puo’ definire pessima. Specie se quest’ultimi inaugurano fascicoli su reati finanziari, truffe allo Stato, usura e l' ...opoli di turno. E quando cio’ accade si da’ il via allo sproloquio nazionaldemocratico.
Per non parlare dei magistrati antimafiosi.
Quelli
stanno sul trespolo in modo particolare. Quelli che quando si avvicinano alla verità fanno tremare l’intera penisola. Muoiono magistrati. Alcuni politici e imprenditori commettono l’insano gesto. Crollano colossi e tanta gente finisce in cassa integrazione. Altri impazziscono e passano tutta la vita a scrivere pizzini con frasi tipo: ”le f.r.a.g.o.l.e. sono m.a.t.u.r.e.”
Dunque, non per presunzione ma per difetto, credo che, anche se in ritardo, qualcuno abbia capito che "morto un Papa se ne fa un altro", quindi tanto vale lasciarlo in vita. Ma a piedi e senza bastone.

E questo è tutto quello che ho da dire sulla magistratura.


cit. Chuck Palahniuk, Toto' Riina, Forrest Gump

27 ottobre 2006

Formiche rosse




Tratto da "Brucio nel vento" di Silvio Soldini

24 ottobre 2006

Immagina una città in cui non ti viene voglia di strapparti i capelli dal panico quando un’autoambulanza si deve fare spazio per salvare vite umane.
Provate ad immaginare una città silenziosa. Autovetture che fluiscono costantemente senza infettare l’aria di rumore e smog. Di quelle che ti avvisano mettendo la freccia prima di svoltare e non solo in curva.

Immaginate tanta gente fluire per le strade senza fermarsi a fare stupide domande tipo: "scusi dov’è Via Vattelapesca, 3 ? "
Dico, "è una vita che compri accessori tecnologici che hai usato, consumato, buttato, ricomprato e che non sono mai stati riciclati. Mai.
Comprati un navigatore no? Non sei d’accordo, no?"
No.

Immaginate un centro commerciale dove la gente non sembra uscire di casa per la prima volta. Gente che non intralcia il tuo cammino con "non ho un motivo ben preciso per fermarmi nel bel mezzo del passaggio, ma lo faccio perche’ non ho un cazzo da fare e, quindi, non ce l’hai neanche tu."

Immaginate di andare alla poste e trovare delle file non imposte da transenne per gente incivile che non riesce a distinguere una fila da una ricreazione, dirigervi verso lo sportello e venire accolti con un "Salve! In cosa posso esserle utile?". Dico, "Be’.. desidero ritirare la solita raccomandata per la quale il solito postino non ha mai il tempo di citofonare e, vista tanta gentilezza, cortesia, operatività e per la forte gioia ripassero’ anche domani . Giusto per lasciarle un saluto!"
"Grazie per aver scelto Poste Italiane."
Dico, "Prego. Tanto pago io."

Locali notturni. Dio sa quanto possa odiarli. Ma immaginate un locale che, per l'antica legge della contraddizione e, con una semplice scritta, invoglia a restare piu' di qualunque altra operazione di squallido marketing. Una scritta incisa sul lungo e ipnotico corridoio a scacchi.
ANDATEVENE
Dove la gente non balla per qualsiasi minchiata ritmica. Dove la gente gira i tacchi e se ne va quando gli infinocchiano canzonette studiate ad hoc per vendere e per nessun’altra ragione al mondo e alla quale dinanzi a tali offese gli vengono domande tipo: “anni e anni di evoluzione per ascoltare e danzare tali menzogne?"

Sono strana e lo so’. Succedono cose, la vita va avanti, la gente passa oltre e io sono ancora qui a pensarci. Sara’ che il mio dono è quello di saper immaginare. Non so da dove viene né mi preoccupa. C'è e non mi faccio domande.
E tutto cio’ m’intristisce. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l'immaginazione.
Perché un giorno io non ci sarò più e la smetterò di scrivere certe stronzate.


cit. Chuck Palahniuk

21 ottobre 2006

Quando chi è pagato anche dal mio stipendio rilascia certe dichiarazioni io non riesco ad ignorare. Proprio non ci riesco. Perche’? Perche’ non esiste la modalità “segna come indesiderata>elimina per sempre” per questi messaggi. Perche’ il cervello ha un suo perchè e chiede conto e ragione.
Dico, la droga è anche peggio del denaro. Riesce a distruggere qualsiasi cosa. Il modo di pensare, di essere. Uccide spesso. E si sa’ perché esiste da sempre.
Si, arrivo al dunque.
Oggi gianfranco fini ha esclamato: “Se viene cancellata la legge contro la droga che porta il mio nome daremo vita ad una grande manifestazione di piazza insieme a molte mamme e a molti papà”.
Non si capisce se si incazzo’ per il fatto che la legge non portera’ piu’ il suo nome o perche’ quando s’incazza gli viene voglia di scendere da qualche parte. L’altra volta, se non erro, voleva scendere in campo…
Ad ogni modo, capisco tutte le mamme e tutti i papa’ che giustamente sperano di poter cancellare la droga dalla faccia della terra in nome dell’amore verso i propri figli e, naturalmente, in cambio del proprio voto. Dire pero’ che lo spinello è il primo scalino per arrivare all’eroina e, quindi, volerlo vietare a discapito di chi potrebbe usufruirne per scopi terapeutici, è come dire che la sigaretta è l’ultimo prima d’arrivare allo spinello. Dunque fini, da tabagista che non è altro, dovrebbe già essere un drogato. Eppure è rimasto spinellofobo (illazione: in realta’ si fa’ di scioppa).
E seguendo questo tipo di ragionamento bacato mi chiedo se questo circolo vizioso si possa applicare anche alla sicurezza stradale: comprare uno scooter è il primo scalino che porta all’acquisto di una moto di grossa cilindrata e quindi il secondo scalino che porta ad un probabile incidente mortale; ed essere musulmano è il primo scalino per diventare un kamikaze.
Dunque, perché non vietare gli scooter e i musulmani?
Perché il tormento delle precauzioni è peggio del pericolo che si vuole evitare, direbbe qualcuno. Perché fare il genitore non vuol dire eliminare i rischi per i propri figli, vuole dire molto di piu’.
Il fumo è pericoloso tanto quanto una moto e tanto quanto l’estremismo religioso. L’unica differenza sta’ nei tempi:
-Per entrare a far parte dei “ho un tumore ai polmoni” entro i quaranta devi fumare tantotanto, respirare 1 volta al dì a pieni polmoni lo smog del centro storico di Catania, vivere a 100mt da un inceneritore e les jeux sont faits.
-Per morire esploso entro i trenta basta essere una persona molto ambiziosa, studiare il Corano, interpretarlo nel peggiore dei modi et vualà.
-Per morire con la moto ti devi dare all’alta velocità o transitare spesso in corsia di sorpasso a 29 km/h.
La questione infondo è molto piu’ semplice di come vorrebbero infinocchiarla.
Perché il caos non esiste.
It’s sciacallaggio, baby.


cit. Napoleone Bonaparte

16 ottobre 2006

"Ti amo"

Come si fa al giorno d’oggi a dire “Ti amo” a qualcuno?
Voglio dire: sembra quasi di sentire pronunciare queste due parole ogni giorno da una folla impazzita e bendata e mi sento quasi stordita da questo chiasso.
E Dio solo sa quanto la confusione m’inorridisca!
E poi dire “Ti amo” a qualcuno e’ una questione assai seria. Sono d’accordo che l’espressione di per se’ e’ anche il tramutare in parole un sentimento che non si riesce a contenere in nessun altro modo.
Ma ritengo che le due parole meritino Rispetto. Vanno maturate con il tempo. Devono diventare corpose. E’ un po’ come per il vino. Ecco. Oggi tutti bevono il vino nel brick spacciandolo per vino d’annata!
E poi bisogna che anche il destinatario sia pronto per ricevere un messaggio del genere. Deve essere in grado di sentirsi dire queste due parole senza sminuirle, senza trovarle inopportune o fuori contesto. Deve avere la stessa percezione di chi le pronuncia. Dev’essere sullo stesso spartito. E’ una questione di tempi, di ritmo. Come il jazz: sembra spesso non avere un ritmo proprio, ma ad un ascolto attento non puo’ sfuggire il ritmo. C’e’ sempre. In ogni cosa.
A volte le cose non vanno per il verso giusto perche’ qualcuno o qualcosa prende una stecca impercettibile. Ma quella stecca rovina il ritmo originario ed il risultato e’ una melodia malriuscita.
E quindi, mi mordo la lingua. Tengo a bada quel ghibli che modella le mie dune interiori, che secca la mia gola e mi spinge a socchiudere le labbra quando ti guardo.
Il vento caldo soffia gia’ dentro di me. Ma, si sa, il vento del deserto puo’ essere molto dannoso se non lo si conosce e non si e’ pronti per esso.
Cosi’, seguo il ritmo e aspetto.

12 ottobre 2006

Pur sapendo che lasciarsi imboccare è anche peggio che farsi spiare e che cosi’ facendo la mente non sara’ mai abbastanza affamata da dover pensare, ammetto che a volte non riesco a cambiare canale quando, per puro caso(*), mi imbatto nei reality.

Mi chiedo: è possibile commissionare ad un sistema esterno *la supervisione* di queste cosucce senza il bisogno di arrendersi a queste psicotorture mentali?

Mi spiego meglio: Non sarebbe figo istituire una sorta di Check Panel che supervisiona i reality (e i soggetti sottoposti a codesti esperimenti ignoti) in modo da offrire un servizio senza precedenti? Ad esempio:

Notizia flash: In data odierna, Karina - la ragazza ingaggiata dalla De Filippi per far sì che le corteggiatrici, anche le piu’ saldate alla sedia con la piu’ potente fiamma ossidrica, attraverso le sue provocazioni (piu’ prima che poi) smammino - ha detto: “ Non è mica un’offesa se dico che sei brutta! Molte moTelle sono brutte!”

Il Check Panel ha rivelato che:

a) il soggetto non prendeva in giro se stesso;
b) neanche gli altri;
c) era realmente convinto del concetto che ha espresso;
d)prima dell’entrata in scena e dopo svariati tentativi falliti di formulazione-discorso-di-senso-compiuto, il soggetto trovo’ nel proprio camerino e, precisamente, sulla seggiola (**), uno strano libricino dal titolo “Le Perle di Saggezza della Irenula”. Apri’ una pagina a caso e lesse:

Questo mondo di merda si divide in due categorie:
-Chi osserva la merda speranzoso che attraverso il processo di mineralizzazione che porta alla fossilizzazione, la suddetta merda si trasformi in qualcos’altro.
-Chi spara cazzate.
Tu, vai a sparare cazzate.

Ed ella ando’…



*È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un reality avere un giorno libero.
**E adesso siediti. Su quella seggiola. Adesso ascoltami. Senza interrompere. E’ tanto tempo che volevo dirtelo. Ascoltare te. E’ stato inutile. Tutto senz'allegria. Senza una lacrima. Niente da aggiungere. Ne da dividere. Nella tua trappola. Ci son caduta anch'io. Avanti il prossimo. Gli lascio il posto mio.
Povero diavolo. Che pena mi fa…

10 ottobre 2006


E' inutile.
Non c'e' storia.
Non c'e' verso.
Per quanto possa esser circondata ed inondata dalla bellezza,
mio malgrado,
ogni tanto il mio mostro viene fuori comunque.
Viene fuori per soffocarmi.
Per tirarmi giu' con lui.
In quel posto inaccessibile a tutti e a tutto.
Dio solo sa quanto ci vuole per tenere insieme tutti i pezzi di una persona che e' gia' andata in pezzi piu' volte.
Ancora una volta aspettero' che passi questa giornata.
E domani respirero' di nuovo aria pulita.